Al pranzo deliberatamente non parlavo con nessuno, studiando la situazione dalle retrovie, senza - stranamente - provare la solita angoscia di strafare, parlare e farmi conoscere e notare.
Dopo dieci minuti col piattino in mano pero' ero sull'orlo dell'imbarazzo, mentre tutti avevano un compagno di conversazione. E non era il caso di fare un'altro giro di tramezzini. Forse si nota. E' incredibile come in queste situazioni uno senta il bisogno di integrarsi, di affermare la propria uguaglianza con gli altri. Si ha disperata voglia di omologarsi, mentre spesso si lotta per non farlo.
Sono talmente assorto che non mi accorgo che da un po' c'e' qualcuno proprio davanti a me, che genialmente mi dice, con quel delicato tono di sorpresa anche davanti all'ovvio, tipicissima inglese: "We seem to be standing next to each other, so I thought I might as well introduce myself". E' Hannah una studentessa del Master "Religion in modern society", un titolo che mi interessa immediatamente. E si articola una conversazione davvero piacevole e non del tutto banale, considerando che si e' in piedi coi tramezzini. E' stata a Taize', ha un passato in una delle chiese riformate indipendenti, ma ora cerca un rapporto piu' serio con la tradizione. Molto interessante. E vedo un certo parallelo nella mia migrazione da un certa attitudine "progressive-self-made church"...
L'interruzione del Cappellano anglicano mi da l'opportunita' dopo qualche minuto di uscire da quella dinamica e di andare a conoscere il Cappellano cattolico. E' un prete dell'Opus Dei che parla perfetto Italiano. Educato a Roma ovviamente. Mi immagino Riccardo che sorride. Ottengo un contatto per conoscere qualche Gesuita a Londra. Ma attento, mi dice, ce n'e' di piu' ortodossi e di meno ortodossi. Le sue sopraciglia mettono un accento deciso sulla prima categoria... Eh, lo so - dico - lo spettro e' piuttosto ampio nella Compagnia... ma non gli rivelo che per me questa e' una cosa molto bella.
E' tempo di andare, sto per uscire dalla stanza quando si riavvicina Hannah. Abbiamo tutti e due bisogno di un computer. E' incredibile, ma questo e' l'oggetto che uno cerca al massimo ogni tre ore, se non c'e' l'ha gia' come molti, in zaino.E cosi' ha inizio quella scena iconica che si svolge in ogni campus del mondo: andare per la prima volta assieme a qualcuno in biblioteca. Che bello. E' la prima amica. Dei fatti semplicissimi, normalissimi, una conversazione, due passi - gesti che riempiono la quotidianita' di tutti. Ma quando sono i primi dopo un'arida solitudine, sono preziosissimi, speciali.
