sabato 13 dicembre 2008

Bertrand Russell

Per me, uno dei piaceri piu’ sublimi alla fine di una giornata di studio, e’ in un certo senso studiare ancora, ma piu’ dolcemente, come ascoltando un maestro raffinato che parla dopocena e non interroga.

Uno di questi maestri e’ Bertrand Russell. Non c’e’ piu’, ma lo si puo’ incontrare ancora, basta lasciargli un po’ di tempo prima di dormire.

Mi avevano regalato la sua “Storia della Filosofia Occidentale” qualche anno fa, e ne avevo lette diverse parti con grande interesse, ma leggerlo ora e’ ancora meglio.

Betrand Russell e’ uno dei filosofi inglesi piu’ importanti del novecento, e qui e’ in veste di storico della filosofia. Russell offre una lettura ragionata e personale di tutta la storia della filosofia, mostrando come la storia del pensiero e delle idee sia collegata alla storia dei fatti politici e dei cambiamenti sociali. Per esempio un grande tema di fondo e’ il rapporto fra coesione sociale e liberta’ individuale, e di come questo si sovrapponga al rapporto fra religione e scienza nel corso dei secoli.

Ma il libro e’ anche molto di piu’ di una storia del pensiero, e’ una vera opera filosofica, perche’ ogni autore, non importa quanto antico, viene messo alla prova della filosofia analitica contemporanea, di cui Russell e’ stato un nobile esponente.

Leggendolo, si ha veramente l’impressione di stare davanti a un grande uomo. E quando si riconosce questa eccezionalita’ si e’ disposti a sedersi umilmente e curiosamente ai suoi piedi ad ascoltare. E’ peculiare la disponibilita’ intellettuale che si accorda a una riconosciuta autorita’. Dei miei preferiti, solo George Orwell e’ al suo pari come potenza analitica e originalità di pensiero nella prosa inglese moderna.

Quello che mi fa impazzire di piu’ sono le aperture riflessive che arrivano inaspettate, magari nel mezzo di una prosa densa e tecnica. Per esempio, consederando la proposta della Repubblica di Platone che una societa’ sia governata da un’elite di filosofi, produce una critica alla realta’ politica (sua contemporanea) della Germania di Hitler e della Russia di Stalin.

Ancora, commentando la scena del Fedone quando Socrate arriva alla sua ultima ora e raccomanda ai suoi di prediligere alla cura del corpo quella dell’anima (avendone appena dimostrato l’immortalita’), Russell fa una spettacolare digressione su come una certa lettura della soppressione degli appetiti della carne in ambienti cattolici abbia favorito lo sviluppo del forse piu' diabolico appetito per il potere. [Russell era un convinto ateo e antireligioso]

E’ inutile, non posso far giustizia alla profondita’ di queste digressioni in due parole. Ma forse quello che mi appassiona di piu’ sono i suoi “one liners”, le agghiaccianti sintesi di una riga che catturano in modo vivido i concetti delle pagine precedenti. Per esempio, su Aristotele, dopo aver senza timore ridimensionato la sua importanza nella storia della filosofia, candidamente ammettendo che "quasi ogni riga della sua `Fisica' e' falsa agli occhi di uno scienziato moderno", dimostra che in realta’ la differenza con Platone riguardo la teoria degli universali non e’ poi cosi’ vasta come si vuole credere, e conclude: “Aristotle metaphysics, roughly speaking, may be described as Plato diluted by common sense” [La metafisica di Aristotele, per dirla grossolanamente, puo’ essere descritta come Pltone diluito dal senso comune].

Non trovate rinfrescante potersi esprimere con termini cosi’ semplici e diretti, senza bisogno di fare tanto fumo con l'uso della lingua? E’ ormai certo: chi capisce le cose puo’ permettersi il lusso di parlare semplice. Ma e’ ancora piu’ divertente come continua: “He (Aristotle) is difficult, because Plato and common sense do no mix easily” [Aristotele e’ difficile perche’ Platone e il senso comune non si mescolano facilmente]

Ce n’e’ quasi ad ogni pagina. Criticando Platone di aver costruito una filosofia che rispecchia la sua pre-visione etica ed estetica del mondo, piuttosto che rimanere fedele ai fatti osservabili, dice di lui, dopo aver dimostrato come il mondo trascendente di Platone sia servito alla Chiesa per parlare dell’aldila’: “As a man, we may believe him admitted to the communion of saints; but as a philosopher he needs a long residence in a scientific purgatory” [come uomo possiamo considerarlo ammesso alla comunione dei santi, ma come filosofo ha bisogno di una lunga residenza in un purgatorio scientifico]

Verso Kant nutre una rinfrescante irriverenza. Dopo aver fatto notare quanto Kant debba essere stato un uomo molto grigio e noioso che non ha mai lasciato Konigsberg in tutta la sua vita e non si e’ mai sposato, cita un articolo dell’enciclopedia britannica dove invece l’autore sembra approvare l’austera condotta accademica del grande tedesco: “as he never married he kept the habits of his studious youth to old age” [visto che non si e’ mai sposato, ha mantenuto le abitudini della sua studiosa gioventu’ fino a tarda eta’] e Russell si chiede con finta innocenza: “I wonder whether the author of this article was a bachelor or a married man” [mi chiedo se l’autore di questo articolo sia stato un “vedran” o un uomo sposato].

Infine, fantastico, criticando il movimento romantico per aver sbandato verso eccessivo soggettivismo ed estetismo, ci ricorda: “Tigers are more beautiful than sheep, but we prefer them behind bars” [le tigri sono piu’ belle delle pecore, ma le preferiamo dietro le sbarre] – mi intriga quel’uso della prima persona plurale, quasi a cercare il consenso, a quanto pare scontato, del lettore.

Il mio ce l’hai Bertrand, tranquillo.

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