mercoledì 3 dicembre 2008

Come non capire Donald Davidson e rilassarsi in High Street Kensington

Per chi fosse abbastanza pazzo, questo e' il link per scaricare il mio secondo essay:

http://www.mediafire.com/?sharekey=9fba2c94dec0e90ed2db6fb9a8902bda

E' un essay con un interpretazione errata della filosofia dell'azione di Davidson. Cosi' ho scoperto durante la discussione (molto interessante) col mio tutor. Appunto, bisogna essere proprio pazzi per leggerlo.

Lo metto soprattutto per me, perche' fra 10 anni, quando non ci saranno piu' hard-disk personali, ma tutta la nostra proprieta' digitale sara' disponibile in linea, forse questo e' l'unico modo per rileggere quello che scrivevo.

Ho lavorato molto per questo essay, cercando di sbrogliare il pensiero di Davidson a riguardo del problema delle cause dell'azione umana, ma con esito negativo.

Davidson e' uno dei piu' importanti filosofi della seconda meta' del novecento. Ha introdotto sulla scena la filosofia dell'azione. Cioe' l'analisi dell'azione umana in termini delle sue cause e in relazione alle facolta' della mente di determinare l'azione stessa.

Alla fin-fine Davidson dice qualcosa di molto semplice e molto vicino all'intuizione comune, cioe' che le ragioni per un'azione costituiscono la causa di quell'azione. Pero' lo stabilisce in modo rigoroso e consistente con la teoria dell'equivalenza di mente e cervello.

E' molto interessante, ma i suoi scritti sono famosi per essere tremendamente oscuri...


***

Invece, molto piu' interessante e' stato il party che ha seguito questa giornata di incomprensioni filosofiche.

Nonostante ci fossimo visti spesso, avevo conosciuto Gerardine propriamente solo ieri, passeggiando in compagnia fra una lezione e l'altra. E mi ha invitato per stasera.

Un'ottima serata con dei compagni di corso a casa di Gerardine, che, nonostante l'apparenza fuorviante, risulta essere una signora cinese sposata con due figli di 21 e 19 anni! Eccezionale! Eravamo in una bellissima casa, con camminetto acceso e cibo delizioso, e tanto di Van Gogh originale, in High Street Kensington, una delle piu' ricche e signorili aree di Londra.

La lemon tart era proprio squisita.

Piu' andava giu' il vin brule' piu' fluivano i discorsi sui grandi filosofi, fra noi piccoli filosofi.

Quante cose strane succedono. A casa di Gerardine, col Van Gogh sul muro... Chi l'avrebbe mai detto. E guardare sua figlia che torna a casa tardi e ha un'intesa speciale col ragazzo che siede vicino a Gerardine, evidentemente il suo ragazzo, ma questa trama rimane segretamente velata, in secondo piano, rispetto a quello che si dice a voce alta.

Poi guardo il bellissimo Scott, ancora con la cravatta su', dopo la giornata di lavoro come insegnante a scuola. Lui e' uno dei tanti che lavorano e studiano per questo Master.

Bello. Un'altro vin brule'.

E' ora di andare. Mi lancio in bicicletta per la bellezza della West London. Fa freddo, ma che bello. Ho 40 minuti per pensare.

BANG! Sbusaat! Ah ah! Di nuovo bucato, come due giorni fa. Solo che adesso sono a piu' di un'ora di bus da casa. E va beh... dopo una giornata cosi'...

3 commenti:

papà ha detto...

Ciao Simone,

la prima parte su Davidson non la posso commentare non conoscendo né autore, né argomento e non avendo ancora letto il tuo saggio, che ho provveduto a scaricare.
Aspetto che mi venga il “ginocchio della lavandaia” come raccontava Jerome Klapka Jerome nel suo “tre uomini in barca” (se non ricordo male) per rischiare un benché minimo commento: non credo basti la meniscopatia, che mi affligge!
Intanto, complimenti per il lavoro fine e coraggioso che ti sta risvegliando i neuroni del cervello, rimasti assopiti in questi ultimi anni.
Immagino quanta fatica ti possa costare, ma gli effetti (non mi pregio di valutare i risultati) sono succulenti.
Rimango incantato dalla seconda parte del racconto, che dipinge un quadretto di vita londinese di una complessità degna del Velasquez nelle “Las Meninas”!
Curiosa questa promiscuità di bevande bucoliche dal sapore italico nord-orientale con personaggi eterogenei e discorsi esistenziali alla pari in un ambiente tardo-vittoriano (l’ultima l’ho buttata, sperando sia giusta!)
Sono sicuramente esperienze esaltanti e formative.
Certo, quando uno esce da una casa come quella, scende i quattro gradini bianchi, chiudendosi alle spalle la porta laccata verde, si aspetta che qualcuno gli apra le portiere di una limousine, non certo di i avventurarsi per le vie del centro con un velocipede dai copertoni usi.
Spero, almeno, abbia avuto al collo una sciarpa bianca, unico ma significativo “virtual symbol”.
Buona notte.

Unknown ha detto...

Ciao Simone,
sono Alessandro di Susans. E' una vita che non ci si vede. Mio padre mi ha dato il link del tuo blog e così ne approfitto per salutarti e per complimentarmi per gli interessanti e significativi post. Ho iniziato leggendone uno, poi un altro e un altro ancora... Mi sembra di essere tornato
indietro nel tempo, quando avevo
il braccio rotto e tu mi erudivi su
Platone e Aristotele. Mi sono sempre ripromesso di riesumare i libri del liceo di filosofia ma la volontà non ha mai avuto il sopravvento sulla pigrizia. Leggere
il tuo blog mi ha riacceso il desiderio...
Maman
Alessandro

Unknown ha detto...

Alessandro!

Mandi - che piacere trovarti qui! Veramente una bellissima sorpresa.

Ma certo che mi ricordo di quelle mitiche lezioni di filosofia nella cucina di casa tua! Sei stato il mio primo "studente" in assoluto, anche se era piu' una conversazione fra amici. Credo che quella volta tu abbia fatto piu' un piacere a me che io a te. Non mi pareva vero che nell'aridita' del mio primo anno di fisica a Trieste ci potesse essere l'inaspettato spiraglio di studiare filosofia con una scusa piu' che ufficiale!

E proprio si trattava di Platone e Aristotele. Pensa, e ora io sono qua a sentire parlare di loro da alri inaspettati maestri.

Spero tu stia bene e spero di rivederti presto.

Apri quel vecchio libro del liceo se ti vien voglia, chissa' cosa ne viene fuori. Ricordi sicuramente. Oppure ci ritroviamo in cucina e continuamo la lezione.