Con questo, ho finito i nove saggi di preparazione previsti per i primi 2/3 del Master.
Quest'ultimo, anche se in stato ancora non rifinito, mi ha ispirato a scegliere questo tema per la dissertazione finale.
Se Dio ha conoscenza perfetta del futuro, vuole dire che il futuro è già predeterminato e la nostra libertà è un'illusione?
http://www.mediafire.com/?mgnnyt1nzly
Immagina che P sia una proposizione contingente che riguarda il futuro. Per esempio P = "Andrò alla festa di Antonio la prossima settimana". Contingente significa che e' possibile che P sia falsa e che P sia vera. Se Dio conosce infallibilmente se P è vera o falsa oggi, allora in un certo senso il futuro e' vincolato a svolgersi in modo tale che P sia vera, quindi non sono veramente libero di scegliere se andare o no. In aggiunta P diventerebbe necessaria, e non più contingente, il che contraddice l'assunzione di partenza. D'altro canto se Dio non conosce se P sia vera o falsa allora c'è qualcosa che Dio non conosce e allora Dio non è onniscente. C'e' una terza possibilità, cioè che P non sia ora né vera né falsa, ma che diventi o vera o falsa nel futuro, quando l'evento si realizza o meno. Ma anche questo e' problematico, perchè non e' un risultato generalizzabile: ci sono sicuramente proposizioni contingenti a riguardo del futuro che sono vere nel passato, per esempio: "Un biglietto vincente verrà estratto alla lotteria".
Nel saggio cerco di dimostare che c'e' un errore logico nei ragionameti del paragrafo precendente e che dal fatto che la verità o falsità di proposizioni formulate nel passato (ma che riguardano il futuro) non si può dedurre che le nostre azioni nel futuro non sono libere. Ho usato le idee di logici contemporanei.
Trovo questo tema affascinante e dovrei lavorarci sù ancora tanto, perchè è pieno di tranelli e difficoltà sia logiche che metafisiche.
Il problema è antichissimo. La prima formulazione era di Aristotele, che non necessitava nemmeno di un essere onniscente per porre il problema. E' il dilemma della battaglia marina nel 'De Interpretatione'. Poi c'e' stato un fiorire di proposte dagli scolastici medioevali. Per esempio Tommaso e Boezio pensavano che il problema si risolvesse notando che Dio e' fuori dal tempo, e quindi può conoscere ora come in un eterno presente atemporale tutti gli eventi che per noi sono collocati nel passato, presente e futuro. Bello ma non basta! Sembra che serva la logica modale contemporanea per uscirne.
Mi sono appassionato perchè il problema richiama problemi sulla simultaneità degli eventi in relatività speciale, quelle cose che si capiscono sul momento e poi si è sempre al punto a capo. Infatti mi è venuta voglia di fare un bel ripasso...
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