Circa da quando ho iniziato le lezioni di Shaolin, ho iniziato in parallelo a praticare lo Yoga, sempre con delle lezioni all’Universita’, e questa e’ stata una rivelazione davvero interessante.

Che facendo sport si sta bene e’ chiaro, e l’ho sempre saputo. Gli anni meravigliosi nella palestra di vita di Rodeano Basso me lo hanno piu’ che confermato. Ma c’e’ piu’ di sport nello Yoga, nello Shaolin, in queste tradizioni, in queste discipline che si basano su una comprensione profonda del corpo e di come esso e’ collegato alla persona. Sto cominciando appena a capire come muovendo il corpo si possa arrivare anche al fondo di se stessi, arrivare a toccare (e anche controllare) i meccanismi misteriosi che fanno star bene una persona.
Non abbiamo un corpo, siamo un corpo (lo dice anche il Catechismo, in qualche modo contrariamente ai supposti secula seculorum di dualismo).
In tutto questo mi e’ stata di grande ispirazione, e anche guida, Angela che ha fatto di questa intuizione uno stile di vita, una professione, un’arte.
Comunque per me e’ solo l’inizio, e per ora sono gia’ contento di riuscire a fare uno stretching piu’ profondo e aver migliorato la mia postura. Anche se devo dire, durante certe sessioni di Yoga, soprattutto se arrivo carico di tensione, e’ difficile trattenere le lacrime, tanto quelle misteriose posizioni elaborate da secoli riescono ad aprire, sbloccare e muovere qualcosa di interno.
E’ divertente a volte il contrasto di questa venerabile tradizione orientale con le strutture dello scantinato della Student Union dell’Universita’ di Londra. Ma quello che e’ piu’ classico (e cozzante) sono i nomi delle istruttrici: Mollie e Rebecca. Chi ha girato un po’ nel mondo anglosassone, sa che un’istruttrice (di aerobica di solito, pero’) non puo’ che avere uno di questi due nomi: Mollie o Rebecca. (Forse vengono ribatezzate cosi’ e Mollie e Rebecca sono semplicemente appellativi che stanno per il loro grado, tipo, caporale e sergente – questo spiegherebbe).

In ogni caso, per essere onesti e completi nella riflessione, Yoga e’ Yoga, e Volley e’ Volley. Forse fra Mollie e Rebecca VS Fausto e Rudy DeRosa saprei chi scegliere… (ma anche qui
dipende), pero’ la grande differenza la fanno gli spogliatoi. Da un lato gli armadietti con la chiave che si lega al polso e decine di volti sconosciuti, dall’altro… beh, frustate di asciugamani, docce gelate, g.t.v., topi e max…. e fra le piu’ belle amicizie che ancora mi accompagnano.
1 commento:
Io che di sport non me ne intendo, se non per quello praticato in gioventù, e che ora mi dedico a qualche timida uscita non competitiva, mi permetto di dissentire dal chiamare sport queste contorsioni, più simili a forme teatrali catartiche che a sane ricostruzioni muscolari.
Tutt’al più, con rispettosa ignoranza, le chiamerei riflessioni.
Una mia ipotesi: ci potrebbe essere qualche influenza esterna a stimolarne la pratica (!).
Anch’io in bicicletta ci vado solo perché nel primo tratto di strada c’è una discesa.
Sono curioso di veder una dimostrazione senza pretesa di demolire il mio scetticismo.
Ciao.
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